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Spazio DSA

I disturbi specifici dell’apprendimento

Secondo l’associazione italiana per la ricerca e l’intervento nella psicopatologia dell’apprendimento (AIRIPA), una classificazione condivisibile dei disturbi dell’apprendimento Scolastico è riferibile alle seguenti categorie:

  1. Disturbo della lettura
  2. Disturbo della comprensione del testo
  3. Disturbo dell’espressione scritta
  4. Disturbo del calcolo (Disturbo matematico)
  5. Sindrome Non-Verbale o Visuo-Spaziale dell’apprendimento

Disturbi Evolutivi Specifici dell’Apprendimento

Si tratta di alcuni disturbi che presentano specificatamente compromessa la capacità di lettura, di scrittura e di calcolo, in assenza di compromissioni o alterazioni psicopatologiche o sensoriali, di deficit cognitivo, o di situazioni carenziali che possano spiegarne l’origine. Questi quadri generalmente denominati “disturbo specifico dell’apprendimento” sono pure definiti da altri Autori “disturbi evolutivi” in relazione alla loro tendenza ad attenuarsi nel corso dell’età evolutiva.

A. Disturbo della Lettura

Le difficoltà di lettura rappresentano il settore maggiormente indagato tra i Disturbi di Apprendimento Scolastico. In genere si usa il termine Dislessia per rappresentare questo tipo di difficoltà se si manifesta in modo grave.

 Cos’è la dislessia

La Dislessia Evolutiva non è una malattia, ma una modalità diversa di funzionamento delle competenze cognitive del soggetto. Vi sono diverse interpretazioni sulle cause della sindrome dislessica, ma la più accreditata è che si tratti di un disturbo specifico di origine costituzionale che fa parte del corredo genetico del bambino, trasmissibile per via ereditaria. E’ un disturbo che si manifesta nel momento in cui il bambino comincia ad imparare a leggere e a scrivere, anche se il problema era presente anche precedentemente. È necessario escludere dalla categoria tutti quei bambini le cui difficoltà scolastiche sono da ricondurre ad altri motivi come minorazioni cognitive o sensoriali, problematiche psicologiche e relazionali. I bambini dislessici hanno avuto spesso, nella loro storia, un pregresso disturbo di linguaggio, di variabile entità. In più della metà dei bambini dislessici si trova un familiare o un ascendente affetto dallo stesso tipo di problema.

Come si presenta

La dislessia spesso, ma non sempre, non si presenta come un disturbo specifico e isolato, bensì come una costellazione di sintomi:

  1. difficoltà nella lettura
  2. difficoltà nella scrittura (disgrafia, disortografia);
  3. difficoltà nell’eseguire operazioni aritmetiche e nella manipolazione dei numeri (discalculia).

Uno studio riportato da Profumo (1996) ha evidenziato che, nel 69% dei casi analizzati, al disturbo di lettura si associavano difficoltà significative nell’area del calcolo e dei numeri, mentre un’altissima percentuale di casi associava la disortografia.

a. Difficoltà di lettura

La persona con disturbo di dislessia evolutiva può leggere e scrivere, ma riesce ad effettuare il compito solo impegnando molte delle sue risorse attentive e delle sue energie mentali. Il soggetto dislessico non riesce a leggere con facilità poiché non fissa gli automatismi; per cui

  • si stanca molto
  • commette errori
  • rimane indietro rispetto ai propri compagni.

Di conseguenza:

ha poche energie attentive da spendere per la comprensione poiché è troppo impegnato nella decodifica. È come se il soggetto dislessico vedesse sempre le parole per la prima volta e pertanto è costretto a procedere tramite una lettura lettera per lettera, non riuscendo ad automatizzare il riconoscimento visivo. Questo causa un gran dispendio di energie e porta il soggetto a una lettura corretta per le prime righe del testo scritto e a commettere molti errori nel prosieguo, perché le sue risorse attentive si esauriscono o diventano più labili.

Sottotipi di dislessia

Esistono tre sottotipi di dislessia:

  1. la dislessia morfologica-lessicale ( o superficiale)
  2. la dislessia fonologica
  3. la dislessia profonda

1. Dislessia superficiale

Nella dislessia morfologica-lessicale, detta anche dislessia superficiale, la via difettosa è quella lessicale o di accesso diretto, per cui il soggetto è costretto a leggere utilizzando principalmente meccanismi di conversione grafema-fonema: la lettura risulta dunque lenta, ma sostanzialmente corretta, per un deficit dei processi linguistici. Il lettore legge nello stesso modo le parole e le non parole, senza alcun vantaggio per le parole più frequenti, mentre non è in grado di leggere le parole irregolari e omofone. Il disturbo a livello MORFOLOGICO-LESSICALE o SUPERFICIALE è determinato da problemi nello sviluppo dello stadio ortografico e lessicale. I sintomi caratteristici di questo deficit sono la sostanziale inefficienza della lettura di parole contenenti eccezioni di pronuncia o di accentate in modo irregolare, mentre vengono lette bene le non parole.

2. Dislessia fonologica

Nella dislessia fonologica, invece, la via di lettura compromessa è quella fonologica, per cui il lettore utilizza prevalentemente la strategia lessicale, risultando relativamente rapido, ma molto scorretto, poiché vi è un deficit dei compiti visuopercettivi. Il lettore usa solo l’accesso diretto per cui ha difficoltà con le parole irregolari e con le non parole. L’arresto dello sviluppo nel processo di apprendimento della lettura è avvenuto precisamente a livello del passaggio dallo stadio alfabetico a quello ortografico.

3. Dislessia profonda (o mista)

Qualora entrambe le vie siano compromesse si puo’ identificare un terzo tipo di dislessia detta profonda, caratterizzata da lettura lenta e scorretta.È la dislessia che si può osservare più frequentemente. Questa dislessia è il frutto di un arresto alle prime fasi dello stadio alfabetico dello sviluppo.

Iperlessia evolutiva

I bambini con diagnosi di iperlessia sono precoci nell’imparare a leggere, ma hanno significative difficoltà nella comprensione del linguaggio verbale. Inoltre presentano difficoltà di socializzazione e di interazione appropriata con le persone.

Molti di questi bambini, inoltre, hanno:

  • – difficoltà ad iniziare la conversazione
  • – forte necessità di attuare comportamenti abitudinari e ritualistici
  • – difficoltà a pensare concetti astratti e in modo non letterale
  • – grande memoria visiva e uditiva

B. Disturbo della comprensione del testo scritto

È ormai sempre più condivisa l’idea che problemi di apprendimento della lettura possono essere suddivisi in due categorie distinte e cioè:

  • disturbi della decodifica
  • disturbi della comprensione

Sono molto frequenti i casi di bambini e studenti che, pur possedendo sufficienti capacità decifrative e discreta intelligenza, incontrano difficoltà nella comprensione del testo e in un lavoro organizzato di analisi su di esso.

Cattivo lettore

I cattivi lettori, o soggetti con disturbo specifico di comprensione, o “poor comprehenders“ vengono definiti come soggetti caratterizzati da un livello intellettivo normale (Ql > 90), senza problemi di decodifica, senza gravi carenze a livello socioculturale o blocchi a carattere emotivo-motivazionale, ma con problemi di comprensione nel testo scritto. Presentano quindi un disturbo focalizzato alla comprensione del testo, non legato ad altri fattori.

  •   Disturbo della Comprensione del testo (Cattivo lettore)
  •  difficoltà nelle abilità cognitivo–linguistiche (lessicali, semantiche, ecc.)
  •  difficoltà nel controllo del processo di comprensione (scarso livello  metacognitivo; problemi di memoria di lavoro, ecc.)

C.  Disturbo dell’espressione scritta

Le difficoltà di scrittura sono spesso associate a difficoltà in lettura, ma non necessariamente.

Disortografia

Il bambino può presentare delle difficoltà rispetto alla corretta ortografia nella compitazione delle parole. In questi casi si parla di disortografia.Il disturbo dell’Espressione Scritta è generalmente suddiviso in:

  • deficit delle abilità fonologiche
  • deficit delle abilità ortografiche
  • deficit nelle abilità compositive

Tipi di errori

Errori di tipo fonologico: in questi casi possono essere frequenti errori di:

  •  omissione
  •  sostituzione
  •  inversione di lettere
  •  nei digrammi e nei trigrammi (gn, gl…), (grafema inesatto)

a) confusioni:

  • a livello della lettera, per somiglianza fonetica: d per t;  v per f;  b per p;  c per g;  r per l;  m per n.
  • per somiglianza morfologica(errori di tipo visivo): a per o; m per n; b per p; d per q; n per u; l per b.

b) omissioni

  • nei raddoppiamenti consonantici, esempio posa per possa;
  • nei digrammi, esempio folia per foglia;
  • in parole varie, esempio mele per miele;
  • in posizione preconsonantica di l, m, n, r, s: esempio piagere per piangere;
  • nei dittonghi e nei gruppi vocalici, esempio foco per fuoco;
  • varie: di lettere, sillabe, parole.

c) aggiunte

  •  raddoppiamento consonantico generico, esempio libbro per libro;
  •  in parole che non hanno già un raddoppiamento, esempio proffessore per professore;
  •  ripetizione sillabica, esempio, favovola per favola.

d) sostituzioni varie

  •   di vocale, esempio pingui per pingue;
  •   di consonante, esempio cardo per caldo;
  •   di parole.

 Errori di tipo non fonologico:

  •  nell’uso dell’h
  •  dell’apostrofo
  •  dell’accento
  •  nei raddoppiamenti
  •  fusioni non corrette (es. nellacqua)separazioni non corrette (es. in-sieme)
  •  scambio grafema omofono (quore, squola…)

 A livello di composizione del testo scritto

Infine le difficoltà possono manifestarsi a livello di composizione del testo, allorquando il soggetto, soprattutto delle scuole medie, costruisce testi non coerenti o incompleti (nel senso che i percorsi di generazione delle idee non sono supportati da informazioni coerenti o complete), costruisce testi :

  •  poveri sul piano dei collegamenti dei concetti;
  •  con molte informazioni, ma non pianificate gerarchicamente e strutturalmente;
  •  senza esporre alternative plurime;
  •  nei casi gravi non costruisce alcun testo.

 Problemi di grafia: “brutta scrittura” LA DISGRAFIA

La disgrafia è un disturbo della scrittura che si manifesta nella difficoltà di esecuzione dei segni grafici e numerici, il cui tracciato appare incerto, irregolare nella forma e nella dimensione e comunque inadeguato rispetto ai modelli.

Altre difficoltà correlate:

Difficoltà nella memoria sequenziale

Il soggetto dislessico incontra inoltre difficoltà nell’imparare:

  • le tabelline
  • l’ordine alfabetico
  • i giorni della settimana
  • i mesi in ordine

Difficoltà a livello temporale

Spesso non riesce a ricordare la sua data di nascita, le ricorrenze, le stagioni.

Difficoltà a livello spaziale

  • nell’uso del quaderno;
  • nel rispetto dei margini;
  • nel seguire le righe;
  • nella pressione sul foglio, o troppo forte o troppo debole…( vedi disturbo visuo-spaziale)

D. Disturbo del calcolo: discalculia

Molti bambini dislessici sono anche discalculici, ovvero non riescono :

  • ad apprendere le tabelline;
  • a fare i calcoli in automatico;
  • ad eseguire numerazioni regressive;
  • ad apprendere le procedure delle operazioni aritmetiche;
  • spesso invertono i numeri.

Altre difficoltà correlate

A livello cognitivo:

  • espressione verbale del pensiero;
  • lessico povero;
  • memorizzazione di termini difficili;
  • apprendimento della lingua straniera;
  • copiare dalla lavagna;
  • attenzione e concentrazione.

 A livello psicologico-emotivo:

  • calo di autostima;
  • varie forme di somatizzazione;
  • sviluppo di aggressività;
  • forme depressive.

In letteratura, si rileva che più dell’80% dei bambini con disturbi dell’apprendimento, presentano problemi sociali (Hazel, Schumaker, 1988).

E’ stato riportato in molteplici ricerche, che più dell’80% dei bambini con DSA, sono meno ben voluti e più facilmente allontanati dal gruppo dei compagni. La maggior parte dei dislessici inoltre, oltre ad una o più bocciature, ha una mortalità scolastica altissima al termine della scolarità obbligatoria. Al di fuori dell’ambiente scolastico, gli esiti sociali risultano altrettanto negativi.

Pochi, a tutt’oggi, sono i ricercatori che hanno svolto indagini in questo settore.

Ackerman e Dykman, fondamentali per le loro ricerche in questo campo, dimostrarono che i disturbi più comuni che si sovrappongono ai DSA, sono disturbi comportamentali e di opposizione.

Affermarono che nel 50% dei casi, i soggetti dislessici presentano anche un disturbo del comportamento.

Le cause di questa correlazione sono state studiate secondo visioni diverse nel tempo.

Come sottolineato da Rutter et al. nel 1970, ci sono tre possibilità:

  1. Il bambino, all’entrata a scuola, già possiede quei disturbi comportamentali che impediranno l’acquisizione delle normali abilità di lettura.Questa ipotesi predirebbe che la delinquenza più tardiva, possa essere una conseguenza della continuazione del comportamento antisociale dell’adolescenza, piuttosto che della difficoltà di lettura di per se stessa.
  2. Si inseriscono in questa visione le teorie che appartengono all’approccio basato sul concetto di frustrazione di Dollard e Miller. Questo approccio in opposizione alla teoria di matrice freudiana dell’aggressività come istinto primario, sostiene un rapporto di causa-effetto tra frustrazione e aggressività. Perciò, essendo la dislessia fonte di frustrazioni notevoli in classe e nel gruppo sociale di appartenenza, l’aggressività è ad essa correlata come effetto (Fattori, 1985).
  3. Sarebbero, dunque correlate, senza che la prima sia subordinata alla seconda o viceversa.

Esisterebbe, sostengono alcuni studiosi, un terzo fattore come uno svantaggio socioculturale che causi entrambe; oppure, suppongono altri (Gilger e collaboratori, 1992), può esistere un’eziologia genetica condivisa, o un sottotipo patologicamente congiunto, mediato geneticamente.

 Comorbidità

Molti soggetti (10-25%) con disturbo della condotta, disturbo oppositivo provocatorio, disturbo da deficit di attenzione e iperattività, sono affetti anche da disturbo dell’apprendimento. G. Stella (1999) rileva come “…i disturbi comportamentali risultano correlati alla Dislessia Evolutiva e in generale ai DSA. Pertanto i disturbi dello sviluppo (disturbi del linguaggio, disprassie, DSA) non possono non generare disagio e ripercussione in ambito emotivo-comportamentaleIn riferimento al rapporto tra DE e disturbi comportamentali, il disturbo dell’attenzione e iperattività sembrano essere i più frequenti: la definizione del rapporto di causa-effetto risulta difficoltosa, ma comunque possibile attraverso uno studio approfondito dei profili neuropsicologici.

 QUANDO SI PUÒ FARE DIAGNOSI DI DISLESSIA?

  • Intelligenza: nella normalità
  • Lettura \ ortografia \ numero calcolo: deficitaria
  • Assenza di altri disturbi neurologici e sensoriali
  • Persistenza nonostante stimolazione adeguata
  • Conseguenze in attività scolastiche e sociali

Per effettuare una diagnosi accurata devono essere in sintesi valutati i seguenti aspetti:

1. livello cognitivo generale

2. funzione linguistica (sia negli aspetti di comprensione che espressivi)

3. memoria a breve termine, sia visuo-spaziale che verbale

4. attenzione

5. funzione di lettura attraverso prove di decodifica di parole, non parole e del brano

6. comprensione della lettura

La diagnosi

Viene posta quando i valori di velocità e/o di accuratezza di lettura risultano inferiori alla seconda deviazione standard dalla media prevista per il livello di scolarizzazione.Ovverosia quando la velocità e l’accuratezza sono pari ai valori medi previsti per due classi di scuola inferiori a quella realmente frequentata dal soggetto. Accanto ai parametri velocità e numero di errori di lettura occorre verificare ovviamente che siano regolari i processi cognitivi, che corrisponde al rilievo di un QI superiore ad 85, utilizzando test intellettivi standardizzati, ed un funzionamento adattivo adeguato all’età.

DSA: FATTORI INDEBOLENTI PRESENTI NELLA SCUOLA

  • ENFATIZZAZIONE DELL’APPRENDIMENTO
  • NON ATTRIBUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ AL DISTURBO
  • OBIETTIVI TROPPO ELEVATI
  • SOTTOVALUTAZIONE DEGLI ASPETTI EMOTIVI

Influenze sull’autostima

Il ripetersi nel tempo di queste sensazioni di inadeguatezza influisce negativamente sull’autostima del bambino che si percepirà un incapace.

 Somatizzazioni

A lungo andare tale autopercezione può portare a delle somatizzazioni, quali il mal testa, il mal di pancia, il desiderio di non recarsi a scuola per dei malori generalizzati o specifici.

Problemi di comportamento, aggressività

Alcuni bambini, di fronte ad una persistente autopercezione di incapacità, diventano aggressivi, iperattivi, impulsivi, nervosi, in risposta al loro senso di disagio.

 Forme depressive

Altri bambini si chiudono in loro stessi, rifiutano di eseguire le attività, chiudono la comunicazione con gli adulti e/o con i compagni, incorrono in disturbi del sonno, dell’appetito…

 Per aiutare il bambino con sindrome dislessica, sono fondamentali:

  1.  l’identificazione e l’intervento precoce
  2. collaborazione scuola-famiglia
  3. un adeguato ambiente educativo e familiar
  4. un’adeguata assistenza didattico-educativa

Identificazione precoce del problema

L’insegnante è la persona più adatta per accorgersi dei problemi correlati alla sindrome dislessica.  Già dalla scuola dell’infanzia si possono infatti individuare dei comportamenti predittivi.

Scuola dell’infanzia

  • difficoltà di linguaggio (pronuncia di molte parole non corrette);
  • scarsa abilità nell’utilizzo di parole nuove apprese;
  • disturbo della memoria a breve termine (ricordare filastrocche o più di due consegne in sequenza…); manualità difficoltosa;
  • goffaggine accentuata nel vestirsi, nell’allacciarsi le scarpe, nel riordinare;
  • difficoltà a ripetere sequenze ritmiche;
  • nella copia da modello difficoltà o disordine nel foglio;
  • lentezza nelle varie attività;
  • difficoltà sintattica (costruzione della frase);
  • difficoltà di attenzione;
  • confusione e sostituzione di lettere;

 Scuola primaria

  • difficoltà evidente di copiare dalla lavagna;
  • perdita continua della riga;
  • disgrafia: scrittura troppo grande o troppo piccola;
  • difficoltà nel passare ai diversi caratteri;
  • difficoltà nei suoni difficili da pronunciare;
  • confusione e sostituzione di lettere in particolare con l’uso dello stampato minuscolo;
  • difficoltà a leggere l’orologio;
  • problemi nell’uso delle difficoltà ortografiche;
  • problemi nell’uso della punteggiatura;
  • difficoltà nella memoria sequenziale (imparare l’ordine alfabetico, le tabelline, i mesi, le stagioni…l’uso del vocabolario);
  • difficoltà nel ricordare eventi;
  • difficoltà a memorizzare le procedure delle operazioni aritmetiche;
  • difficoltà ad apprendere il lessico delle discipline;
  • difficoltà nell’orientamento e nell’apprendimento dei concetti topologici.

Importanza identificazione precoce

Più l’identificazione del problema è precoce, più facile è evitare che il bambino incorra in quelle conseguenze psicologico-emotive che limitano la possibilità di un intervento efficace.

DSA: FATTORI INDEBOLENTI che peggiorano con l’età

  • SVALORIZZARIZZAZIONE DI SÉ
  • MANCANZA DI AUTOSTIMA
  • SENTIMENTO DI ESTRANEITÀ AL GRUPPO
  • SVALUTAZIONE DEI CONSIGLI
  • NON RIELABORAZIONE NÉ APPROPRIAZIONE DELLE INDICAZIONI

E’ utile che l’identificazione del problema si verifichi, perlomeno, entro il secondo anno della scuola primaria.

 DSA: FATTORI RINFORZANTI PRESENTI NELLA SCUOLA

  • PROGRAMMAZIONE E INTERVENTI CONDIVISI DAL C.d.C.
  • RAPPORTI DI COLLABORAZIONE CON I SERVIZI SANITARI E CON LA FAMIGLIA
  • RICONOSCIMENTO DEGLI ASPETTI EMOTIVI DEL DISTURBO

 Collaborazione scuola-famiglia

I familiari, qualora vengano informati dalla scuola della possibilità che il bambino presenti dei problemi correlati all’ambito della lettoscrittura, è opportuno si attivino in sinergia con la scuola per aiutare il bambino.

Rivolgersi agli esperti

Ovviamente anche i genitori, qualora abbiano dei dubbi, è bene li segnalino alla scuola.  In ogni caso quando si ravvisano molti dei sintomi prima descritti è opportuno rivolgersi a degli specialisti per la diagnosi.

Contesto educativo-familiare

Il bambino va aiutato dai familiari a prendere consapevolezza delle sue difficoltà. Occorre sostenerlo nell’esecuzione delle attività che per lui sono difficili, evitando di fargli passare il messaggio errato che è uno svogliato, un pigro, che i suoi problemi dipendono dalla sua scarsa volontà e dal suo scarso impegno.

Contesto scolastico

La scuola, in presenza di bambini con problematiche di sindrome dislessica, è opportuno utilizzi, insieme alla famiglia, delle strategie compensative e dispensative.

 Strategie compensative

  • uso di libri parlanti
  • registrazione su nastri delle lezioni
  •  uso di un “lettore”
  •  uso del computer per scrivere
  •  uso della calcolatrice
  •  uso dell’alfabetiere
  •  uso della tavola pitagorica

 Strategie dispensative

  •  tempi maggiori per l’esecuzione dei compiti;
  •  possibilità di effettuare oralmente le verifiche;
  •  carico minore di attività;
  •  assegnare i compiti già scritti in foglietti per evitare la copiatura alla lavagna;
  •  nella verifiche non tenere in considerazione gli errori di tipo fonologico;
  •  far leggere a mente anziché ad alta voce.

ATTENZIONI

  •  Non far leggere l’allievo in classe a voce alta, a meno che egli non lo richieda espressamente
  • Non costringere a prendere appunti
  • Non assegnare troppi compiti per casa
  • Non pretendere (non sempre è possibile) uno studio mnemonico, ad esempio di poesie

LE VERIFICHE

  • Utilizzare esclusivamente o prevalentemente verifiche orali programmate e guidate con domande circoscritte e univoche (non domande con doppie negazioni)Verifiche scritte in stampatello maiuscolo, se pare utilePartire dalle richieste più facili aumentando gradualmente la difficoltà
  • Dividere le richieste per argomento con un titolo ed evidenziare la parola-chiave (Es. INFLAZIONE 1- Quali sono le cause dell’inflazione?)
  • Preferire le verifiche strutturate
  • Garantire tempi più lunghi al dislessico o/e verifiche più brevi
  • Preferire i test di riconoscimento, a quelli di produzione
  • Formulare le consegne sempre anche a voce (per es. “sbarrare le risposte giuste”, “non scrivete a matita”)

LINGUA STRANIERA

  • NORMALMENTE È SCONSIGLIABILE AFFRONTARNE PIÙ DI UNA
  • VA PRIVILEGIATO L’ORALE
  • SFRUTTARE IL NOTO PER APPRENDERE L’IGNOTO
  • ABBANDONO DELL’IMPOSTAZIONE GRAMMATICALE
  • LE VERIFICHE POSSONO ESSERE SVOLTE SU CASSETTA
  • SEPARARE COMPRENSIONE DA PRODUZIONE

MUSICA

  •  La lettura e la scrittura delle note spesso può essere difficoltosa.
  •  La riproduzione delle note sullo strumento può essere impacciata, se vi è disprassia.

 EDUCAZIONE FISICA

Difficile per l’alunno:

  • IL RICONOSCIMENTO DI DESTRA E SINISTRA
  • L’ORIENTAMENTO SPAZIALE
  • LA MEMORIZZAZIONE DI SEQUENZE

 

Le difficoltà di apprendimento possono persistere in modo più o meno marcato attraverso l’adolescenza fino all’età adulta. Questo avviene perlopiù anche quando sono stati effettuati interventi riabilitativi ed educativi, che tuttavia risultano determinanti allo scopo di consentire un, se pur lento, percorso di miglioramento e soprattutto per garantire comunque appropriate condizioni e opportunità di apprendimento. L’evoluzione di tali disturbi, in effetti, è favorita dalla precocità ed adeguatezza dell’intervento, oltre che dalle misure compensative e dispensative prese nell’ambito del percorso scolastico per favorire l’apprendimento.

 Sintesi

Nel soggetto con DSA non dobbiamo aspettarci, anche intervenendo, l’improvvisa scomparsa della difficoltà, ma un lento e progressivo percorso di miglioramento, che in molti casi non porta, come già detto, alla remissione totale del disturbo.

Uso del pc e ricorso sistematico alla videoscrittura e al correttore ortografico

  • utilizzo di CD multimediali per facilitare la lettura con supporti grafici e audiovisivi
  • preparazione di sintesi e schemi su PC da parte dell’insegnante
  • ricorso allo scanner e alla sintesi vocale per lo studio
  • impiego di software specifico per l’apprendimento della letto-scrittura (tutti di Anastasis e di Erickson)
  • utilizzo di un ambiente di videoscrittura specificamente studiato per la dislessia (CARLO di Anastasis, con sintesi vocale e predittore lessicale incorporati).

L’introduzione del computer ha dato notevole impulso ai programmi di riabilitazione, che mirano ad esercitare e migliorare la velocità di decodifica fonologica.

Nei soggetti in cui accanto alla lentezza di lettura si riscontra anche un numero elevato di errori, risultano invece più utili interventi che mirano all’integrazione di stimoli visivi ed orali mediante una presentazione simultanea oppure trattamenti metacognitivi.

 La rieducazione

Per essere efficace la rieducazione deve essere intensiva: interventi sporadici, tipo una volta a settimana, non sono efficaci.

Conclusioni

Gli interventi proposti non sono da trascurare poiché consentono all’alunno di vivere serenamente la propria disabilità, senza percepirsi diversi.

Attenzione a cosa chiede il bambino: le strategie dispensative e compensative sono auspicabili, ma non possono essere usate sempre, poiché spesso il bambino manifesta l’esigenza di lavorare con e come gli altri.

Non si “guarisce” dalla dislessia in quanto:

  •  non è una malattia;
  •  non si può cambiare la modalità di base del funzionamento cerebrale.

E’ però possibile intervenire per aiutare il bambino/ragazzo a leggere e scrivere meglio, sostenendo la sua autostima

DSA: FATTORI RINFORZANTI PRESENTI nel RAGAZZO

  • VISIONE DI SÉ COME RISORSA
  • RIDOTTA COMPROMISSIONE DEGLI APPRENDIMENTI
  • INTERESSI EXTRA-SCOLASTICI
  • RICONOSCIMENTO DA PARTE DEI COETANEI

Bibliografia

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